Solitudine: la cerchi o la temi?

I mille volti della solitudine: ecco perché stare soli non è sempre un male

A molti fa paura, per alcuni invece la solitudine è una necessità, ma qual è il lato positivo di stare soli?

In questo articolo alcuni aspetti sottovalutati della solitudine, uno stato d’animo che se vissuto negativamente può far ammalare ma se impari a guardarla da un punto di vista differente e più profondo può aiutarti a potenziare la tua salute e la tua forza interiore.

Solitudine

Solitudine: quando le emozioni fanno paura

La paura di rimanere da soli può essere il sintomo dell’incapacità di gestire le proprie emozioni oppure potrebbe nascondere la ferita profonda dell’abbandono.

Per evitare (a tutti i costi) questa esperienza molte persone sviluppano sentimenti di dipendenza affettiva e mettono in atto una serie di comportamenti che non fanno altro che alimentare la propria insicurezza ed amplificare le proprie paure.

Chi si sente isolato spesso, per paura del rifiuto sociale, potrebbe comportarsi anche nel modo opposto, manifestando comportamenti aggressivi verso gli altri con l’intenzione di allontanarli e di isolarsi per evitare sofferenze.

Il vero problema infatti è che si è abituati a reprimere le emozioni invece di accoglierle.

Mi succede spesso, nei percorsi terapeutici, che le persone prima terrorizzate all’idea di rimanere soli in casa anche per pochi minuti, una volta imparato a gestire le proprie emozioni, riescano finalmente a vivere con una serenità inaspettata l’esperienza di stare soli con se stessi.

Se ti succede di sperimentare un senso di solitudine che può a volte sfociare nella tristezza, o se stai vivendo una sofferenza emotiva legata ad un evento traumatico o al tuo passato, ti suggerisco di leggere la Guida gratuita Guarire le Ferite dell’Anima, in cui troverai 3 strategie per superare rapidamente la sofferenza emotiva e molti suggerimenti utili. (Per accedere gratis alla guida clicca qui).

La solitudine e i vantaggi della noia

Nella nostra società siamo portati a impegnare ogni momento della giornata con attività ed urgenze.

Capita spesso anche a te di “riempire” ogni spazio di tempo con mille impegni o con gli occhi puntati sul tuo cellulare?

L’esperienza della noia che si sperimenta quando si è soli può fare paura, per questo si cerca di sfuggirle.

L’iperconnessione, inoltre, alimenta l’illusione di sentirci connessi con gli altri tramite i social, così in verità si è soli senza rendersene conto. Nell’era dei social le esperienze sembrano acquisire senso solo se condivise in un post ed i momenti rischiano di perdere intensità perché non siamo capaci di essere presenti nel qui e ora.

La noia invece è uno spazio vuoto che alimenta la creatività, uno spazio importante in cui possono nascere idee ed ispirazioni, in cui puoi incontrare parti di te sconosciute, sperimentare nuovi talenti e potenzialità che rischiano di restare soffocati da impegni, doveri e routine che ci fanno illudere di avere tutto sotto controllo (ma che mai ci porteranno lontano da ciò che già conosciamo).

Solitudine per scelta: la differenza tra “stare soli” e “sentirsi soli”

Per alcune persone la solitudine è invece una necessità irrinunciabile.

Per le persone introverse, sensibili o per chi lavora nelle professioni di aiuto o a contatto con molte persone, la solitudine è spesso un’esigenza profonda che aiuta a ricaricare le energie.

In questi casi la solitudine non viene vissuta in modo negativo ma ricercata volontariamente. Lo stesso vale per i creativi che hanno bisogno di uno spazio per connettersi con il proprio intuito alla ricerca dell’ispirazione.

Ma tra lo stare da soli e il sentirsi soli c’è una profonda differenza… ci si può sentire soli anche in mezzo ad una folla.

«Dove sono gli uomini?» riprese poi il piccolo principe. «Si è un po’ soli nel deserto…» «Si è soli anche fra gli uomini» disse il serpente. Antoine de Saint-Exupéry

Sono le distanze psicologiche a dare alla solitudine una sfumatura ancora più intensa. Il significato che noi diamo alla solitudine può davvero fare la differenza per la nostra vita.

In verità l’esperienza di stare soli con se stessi è di aiuto a tutti, soprattutto quando si ha paura, l’unico modo per superarla è affrontarla. Solo in questo modo possiamo sperimentare i poteri curativi e rigeneranti della solitudine.

Le tue risorse interiori le trovi solo nelle profondità.

La solitudine esistenziale e gli effetti del cambiamento

La solitudine, che sia ricercata oppure no, può riflettere un’incapacità di comunicare ciò che si sente dentro e portare a percepire un senso di isolamento e vuoto interiore fino a sfociare nella depressione. Questa sensazione può essere invece accolta come sintomo di crescita, intesa come individuazione di Sè.

Quando ci si distacca dai condizionamenti e dalle aspettative sociali per ricercare il proprio sentire, la propria strada, si sviluppa la capacità di ascoltarsi e può succedere lungo questo percorso di non essere pienamente compresi dagli altri.

Ad esempio quando si stanno vivendo dei momenti di intenso cambiamento interiore può accadere di sentirsi soli o incompresi, come “un pesce fuor d’acqua” all’interno di ambienti sociali in cui fino a poco prima si stava a proprio agio.

Sentirsi soli è anche un’esperienza profonda, che ognuno di noi in fondo sente dentro di sé perché in verità ognuno sta compiendo il suo viaggio personale alla ricerca di se stesso.

Ognuno ha il suo carico, i suoi vissuti, le sue emozioni e le sue personali sfide evolutive. Neanche chi ci ama può sostituirsi a noi nel nostro percorso di crescita personale. Oppure semplicemente chi ci è vicino non è in quel momento in sintonia con il nostro stadio interiore e a volte è necessario lasciar andare situazioni o relazioni che hanno concluso la loro funzione evolutiva.

Se ci si sente soli, in ogni caso, è necessario fare un lavoro interiore per potenziare la propria autostima e imparare a gestire le emozioni o i pensieri che ci si porta dentro.

Solitudine consapevolezza e spiritualità: l’esperienza della connessione

Siamo tutti connessi da fili invisibili che ci legano agli altri (nel bene e nel male) e siamo anche parte di qualcosa di più grande di noi. Siamo tutti diversi ma profondamente simili.

Le emozioni, non a caso, si chiamano “universali”. Quando siamo a contatto con il nostro mondo interiore aumentano le nostre capacità di empatia che ci connettono con gli altri in modo umano e profondo. Per questo le persone che sono capaci di stare da sole sanno anche stare meglio con gli altri.

Puoi trasformare in positivo questo sentimento e guardarlo come un segnale di crescita. 

Essere capace di estraniarti dal caos esterno per ascoltare la tua voce interiore e uscire fuori dai condizionamenti e dalle aspettative degli altri potrebbe far sentire soli ma saper creare uno spazio silenzioso dentro e attorno a sé è un atto profondamente spirituale e spesso necessario.

Pensa al seme che nascosto nelle profondità silenziose della terra trova l’energia per dare alla luce il germoglio, allo stesso modo la nostra anima ha bisogno di momenti di solitudine e silenzio (e di sperimentare ed affrontare anche il dolore o la tristezza a volte) per poter dare alla luce la nostra piena realizzazione.

I saggi e gli eremiti lo sapevano bene, per questo andavano sulle montagne per meditare e cercare l’illuminazione lontano dal frastuono della gente. Anche gli indiani d’america prima di concludere il loro passaggio terreno si allontanavano in solitudine per riconnettersi con se stessi e con l’universo.

Il silenzio della solitudine ha un potere curativo, aiuta a connettersi con sé stessi e rigenera la mente.

La solitudine ha il compito di invitarti a scendere nella parte più profonda di te dove abitano le tue risorse interiori e dove, dopo aver affrontato le paure, nasce l’esperienza della connessione che aiuta a maturare la consapevolezza che non siamo mai veramente soli e che siamo solo dei piccoli frammenti di infinito.

 

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