Attacchi di panico: gli errori più frequenti che peggiorano la situazione

Se soffri di attacchi di panico, ci sono alcuni errori frequenti che dovresti evitare se non vuoi peggiorare la situazione. Scopri quali sono le trappole mentali più diffuse e come fare per riconoscerle ed evitarle.

Molto spesso, con l’intenzione di gestire l’ansia e la paura associate agli attacchi di panico, si iniziano a mettere in atto delle strategie che purtroppo con il tempo si rivelano inefficaci e dannose. 

Dopo il primo episodio di solito si innesca uno stato di allarme e di attivazione generale che può causare molti disagi e sofferenze. Si inizia così a percepire una fatica che coinvolge ogni piccola attività quotidiana.

Anche i familiari sono sottoposti ad uno stress costante e non sempre riescono a far fronte in modo efficace alle continue richieste di aiuto. La sofferenza della persona finisce, il più delle volte, per contagiare anche chi le è vicino.

Gli attacchi di panico sono molto diffusi, a soffrirne sembrano esserne maggiormente le donne. Il 30% della popolazione ne ha sofferto almeno una volta nella vita (DSM-V).

Molte sono le cause scatenanti. Periodi di forte stress, problemi lavorativi, separazioni e perdite affettive o situazioni di malattia potrebbero innescare il primo episodio di panico.

Le persone più abitudinarie, molto controllate nelle proprie azioni ed emozioni possono essere le più esposte.

Dopo il primo attacco che può arrivare all’improvviso, la paura peggiore è quella che possa riaccadere di nuovo. Si instaurano così delle abitudini di comportamento che nel tentativo di placare l’ansia finiscono per alimentare la paura della paura.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere: gli attacchi di panico possono salvarti la vita (se gli impedisci di rovinartela commettendo gli errori più comuni).

I sintomi del panico, infatti, non sono il vero problema, ma questo potrai verificarlo solo dopo averli affrontati e superati.

Attacchi di panico: ecco come riconoscerli

Aveva una strana sensazione alla bocca dello stomaco,
come quando si sta nuotando
e si vuole mettere i piedi su qualcosa di solido,
ma l’acqua è più profonda di quanto si pensi
e non c’è niente là sotto.
J. Gregson

L’attacco di panico può essere facilmente scambiato per un attacco cardiaco, per questo si finisce spesso al pronto soccorso. I sintomi somatici o cognitivi con cui si manifestano gli episodi, infatti, coinvolgono maggiormente il cuore e il respiro.

Quando arriva, il panico, raggiunge il suo picco entro 10 minuti, ma la sensazione di “stordimento” può durare da 20-30 minuti ad alcune ore oppure trascinarsi per alcuni giorni.

I sintomi più frequenti di chi soffre di attacchi di panico:

(Almeno 4 tra quelli elencati di seguito)

 

  • palpitazioni, tachicardia
  • brividi o vampate di calore
  • senso di oppressione al petto
  • difficoltà a respirare
  • senso di soffocamento o stretta alla gola
  • sudorazione eccessiva
  • tremore muscolare
  • sensazione di intorpidimento o formicolio agli arti
  • nausea, dolore allo stomaco
  • vertigini e visione offuscata
  • paura di perdere il controllo e di impazzire
  • paura di morire
  • senso di confusione ed estraneazione dalla realtà

Le tre tipologie di attacchi di panico

Gli attacchi di panico possono essere distinti in tre diverse tipologie racchiuse in due principali categorie: Attacchi di panico spontanei (o inaspettati) e attesi. 

Mentre i primi non sembrano essere collegati con situazioni particolari nel secondo caso si tratta di attacchi che si verificano in presenza di alcune condizioni specifiche (in quest’ultima categoria rientrano le ultime due tipologie)

1Il fulmine a ciel sereno: l’attacco in questo caso è inaspettato/non provocato perché si manifesta all’improvviso, senza una causa scatenante.

2. Scatenati dalla situazione: in questo caso l’episodio è scatenato sempre da una specifica situazione che innesca l’escalation dell’ansia.

3. Sensibili alla situazione: in questo caso ci sarebbero più probabilità che gli attacchi di panico possano verificarsi in determinate situazioni, ma non sempre si verificano e non sempre nello stesso modo.

Solitamente con il ripetersi degli attacchi di panico “inaspettati”, questi con il tempo tendono a diventare “attesi” e ad innescarsi nelle situazioni a cui vengono associati. (DSM-V)

Il ruolo delle immagini mentali

Ciò che è importante sapere è che i sintomi fisici sono in verità delle reazioni del corpo a “pensieri negativi” che appaiono sotto forma di immagini (realistiche o fantasticate). Le sensazioni fisiologiche finiscono per confermare le paure percepite rendendole reali è così che la mente va in tilt.

(Per saperne di più sulla visualizzazione e sul potere dell’immaginazione clicca qui).

Le immagini mentali sono vere e proprie comunicazioni che ci invia il nostro inconscio. Non andrebbero negate ma accolte. Imparare a decifrarle e gestirle è molto importante per trovare benessere, serenità ed equilibrio.

Gli errori frequenti: scopri le 3 trappole mentali più pericolose

Alcune tentate soluzioni per ridurre l’ansia e la paura che l’attacco possa verificarsi sono molto diffuse. Tra queste le più frequenti, ma anche le più insidiose sono: i tentativi di controllo; l’ evitamento e la richiesta di aiuto

Di seguito scoprirai più in dettaglio cosa succede in queste situazioni e potrai riconoscere se stai commettendo alcuni di questi errori.

1. Il controllo che fa perdere il controllo

Se durante l’episodio di panico, cerchi di controllare le tue reazioni fisiologiche potrai scoprire che riuscirai ad ottenere esattamente l’effetto opposto. Ogni tentativo di controllo infatti rischia di alterare ancora di più il sistema nervoso producendo un’escalation d’ansia che sfocia nel panico.

La paura della paura rischia in breve tempo di trascinare in una trappola mentale che diventa un circolo vizioso. Se non viene interrotta prontamente, rischia di rendere chi ne soffre prigioniero della propria mente.

Dopo la prima crisi arriva la paura che l’attacco possa verificarsi di nuovo. In molti casi infatti, l’attacco di panico reale si è manifestato solo una volta, ma è stato così sconvolgente che si è terrorizzati dal pensiero che possa riaccadere.

In altri casi la frequenza delle crisi è maggiore e si mettono in atto dei tentativi per gestire l’ansia che sembrano funzionare ma solo fino alla crisi successiva.

Il rischio è di cadere nella trappola del controllo che potrebbe portarti a monitorare continuamente le tue reazioni fisiologiche e a percepire come preoccupante ogni minimo segnale del corpo.

E’ proprio questa preoccupazione costante a metterti in uno stato di agitazione che ti fa temere che si tratti di un nuovo attacco, la conseguenza è che inizierai ad agitarti di più. E’ così che questo controllo eccessivo ti conduce alla perdita di controllo.

Da questo momento scivolare nella trappola dell’ evitamento è veramente più semplice di quanto si creda..

 2. La trappola dell’ evitamento

 

Nella paura che il panico possa arrivare all’improvviso si iniziano ad evitare le situazioni temute perché associate agli attacchi precedenti. Il vero problema è che l’ evitamento sembra funzionare, per questo si inizia ad utilizzarlo spesso. Evitando, infatti, l’ansia sembra subito affievolirsi ma il vero problema è che ritornerà di nuovo.. e più forte di prima.

Ogni volta che ti accorgi di evitare per paura, ricorda che stai costruendo intorno a te una prigione sempre più difficile da smantellare.

Evitando le situazioni temute, infatti, si rischia di rafforzare il senso di pericolo percepito rispetto a quella situazione. Inoltre evitare non ti renderà più forte ma ti aiuterà a percepire un senso di “impotenza appresa”.

Questa sensazione di inefficacia personale rischia di creare grandi lacune nella propria autostima che potrebbero far scivolare verso la depressione. Chiediti a cosa rischi di rinunciare e a quanto hai già rinunciato evitando le situazioni che ti spaventano.

La troppa cautela nuoce:
evitando le cose che temi ti esponi a incresciose conseguenze.
Di solito è più saggio affrontare esperienze che possono sembrare spaventose,
anche se rischi di ricevere colpi e lividi.
E’ probabile che ti sembreranno meno duri di quanto credevi.
Oppure li troverai molto duri,
ma ti accorgerai di essere capace di assorbirli.
Norman Vincent Peale

3. La richiesta di aiuto che non aiuta

Se oltre ad evitare le situazioni temute hai iniziato a richiedere l’intervento di familiari o amici stai cadendo in un’altra trappola molto pericolosa.

Chiedendo aiuto e sostegno sicuramente riceverai affetto e protezione e questo ti farà sentire al sicuro. Con il passare del tempo però, inizierai a convincere te stesso e chi ti è vicino di non essere in grado di farcela con le tue forze. 

La paura è come una coperta troppo corta, comunque ti giri, la tiri, ti lascia sempre qualche parte scoperta.

Cit. dal film L’attimo fuggente

Non significa, ovviamente, che bisogna evitare di chiedere aiuto in senso assoluto. L’importante infatti è che la richiesta di aiuto sia appropriata e faccia seguito ad una presa di responsabilità. Il vero aiuto, non è certo trovare una stampella per continuare a zoppicare. Il rischio di instaurare una dipendenza è dietro l’angolo. La “richiesta di aiuto” inoltre può essere rivolta oltre che ai familiari anche a farmaci o altre sostanze.

Risolvere gli attacchi di panico in tempi brevi è possibile

Le complicazioni di una mancata gestione delle proprie emozioni rischiano davvero di essere devastanti, sia in termini di salute che di sofferenza interiore. Se non si intraprende un vero percorso terapeutico capace di risolvere in modo definitivo il problema si rischia di cronicizzare tutti questi comportamenti.

Le cause del disturbo di panico possono essere diverse: un incidente, una problema di salute, un cambiamento importante come un incarico di lavoro, il matrimonio o la convivenza. Qualcosa che abbia in qualche modo dato la sensazione di perdere il controllo.

Molte persone vivono questo problema come una condanna a vita e ne sono vittime da molti anni. Il pensiero che non ci sia via di uscita o che sia necessario assumere farmaci non è assolutamente fondato. Risolvere le difficoltà legate alla paura e al panico è possibile anche in tempi brevi.

Se rimandi sarà sempre più difficile affrontare le tue paure, saranno sempre più grandi le rinunce e i compromessi che ti troverai ad accettare e potresti perdere la possibilità di vivere la tua vita con serenità.

I problemi legati all’ansia (paure, fobie, attacchi di panico) possono essere risolti in breve tempo senza l’assunzione di farmaci e senza lunghe e costose terapie. Si possono ottenere benefici straordinari seguendo semplici ma efficaci strategie terapeutiche.

Le strategie più efficaci per superare il panico

La Psicoterapia Breve Strategica è un approccio concreto ed efficace. I dati scientifici* dimostrano un’efficacia documentata del 95% dei casi risolti in circa 7-10 sedute, senza farmaci e senza recidive anche a distanza di tempo.

Nei casi trattati entro i primi incontri si riesce a sbloccare la situazione e massimo in 7 incontri si risolve completamente.

*(Studi condotti e pubblicati in “Brief Strategic Therapy” -Nardone G., Watzlawick P., Rowman & Littlefield Publishers Inc, MD, USA, 2004). 

Non c’è notte così lunga che non trovi il giorno.
Shakespeare

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Come aiutare chi soffre di attacchi di panico: 9 errori da evitare (Tutto quello che devi sapere per aiutare chi soffre di attacchi di panico) 

 

 

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