Panico: 9 errori da evitare per aiutare davvero chi ne soffre

Attacchi di panico: come aiutare chi ne soffre. Ecco tutto quello che devi sapere

Se a soffrire di attacchi di panico è un familiare o un amico evitare di commettere alcuni errori può essere decisivo per aiutare davvero chi ti è vicino.

Prima di tutto conoscere i sintomi e cosa accade durante una crisi di panico è importante per capire cosa sta succedendo ed agire prontamente.

I sintomi, tuttavia, non sono presenti solo durante l’episodio di paura. Ci sono infatti dei comportamenti da individuare per poter aiutare davvero la persona che sta manifestando un malessere interiore.

Nonostante le migliori intenzioni, molto spesso, si rischia di diventare complici del problema e permettere che possa diventare cronico.

Gli errori da evitare durante e dopo l’attacco di panico: 

1. Dire “Stai calmo! Non è niente” servirà solo ad aumentare la sua agitazione. La persona che sta vivendo un attacco di panico non sta fingendo, sta davvero male. 

2. Mostrarti in agitazione è il modo migliore per esasperare la situazione. Cerca di trasmettere calma, sicurezza ed empatia. Comunica fiducia. Non è semplice e se non riesci chiedi tu un supporto terapeutico. Ricevere istruzioni precise ti permetterà di aiutare la persona anche quando lei non si decide a chiedere aiuto ad un terapeuta.

3. Ostacolare i sintomi. L’attacco deve raggiungere un picco per sfogare la sua energia emotiva. Puoi restare vicino chiedendo alla persona di descriverti come si sente, se lo vuole. Aiutala a non reprimere i sintomi, evita di fare pressione e aspettate insieme che l’episodio termini entro circa 10 minuti.

4. Fare discorsi e dare consigli. In questo momento sono da evitare le “ramanzine” la persona è in un vortice emotivo, ogni discorso sarebbe inutile e poco produttivo.

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Dopo il primo episodio fai attenzione a non commettere questi errori davvero molto frequenti che senza volerlo, rischiano di farti diventare complice del problema.

5. Diventare la sua stampella emotiva: accompagnare ovunque la persona che si sente in difficoltà, dare troppe rassicurazioni ed incoraggiamenti. Questo non farà altro che indebolirla.

6. Rispondere a tutte le sue richieste significherebbe diventare complici del sintomo che rischia di venire utilizzato come mezzo di ricatto emotivo.

7. Parlare spesso del problema, chiederle spesso come si sente, ascoltare a lungo i suoi sfoghi. Questo servirebbe ad alimentare il sintomo e con il tempo rischierebbe di diventare l’unico argomento di conversazione.

8. Consigliare di assumere farmaci: equivale a dire “sei malato”, “non puoi farcela da solo”.  I farmaci non servono in questo caso, aiuterebbero a peggiorare. Sarebbero solo “una pezza” per soffocare i sintomi senza risolvere le dinamiche che li mantengono attivi. Per rimuoverli alla radice è necessario un percorso terapeutico.

9. Non consigliare di chiedere un colloquio con uno psicoterapeuta che possa aiutare la persona a fare affidamento sulle sue forze e ad evitare di cadere negli errori più frequenti per chi soffre di attacchi di panico. Pensare che passerà significa rischiare di rendere cronici tutti i comportamenti che si innescano, sia per la persona sia a livello familiare.

 

Il miglior sostegno che le puoi dare è un incoraggiamento empatico e un investimento di fiducia nelle sue capacità. Meglio evitare tutto ciò che potrebbe far sentire la persona come malata o debole.

Le migliori intenzioni: ecco perché non sono sufficienti

Con le migliori intenzioni e i più buoni propositi, familiari ed amici, rischierebbero di cadere nelle stesse dinamiche che mantengono e alimentano il problema. Non sempre possono essere in grado di garantire l’assistenza più efficace perché sono molto coinvolti emotivamente oppure potrebbero non avere le competenze per aiutare fino in fondo.

Se i tentativi già fatti non stanno funzionando, o ti accorgi che stai commettendo questi errori, rivolgiti ad un esperto che ti potrà fornire in breve tempo strategie utili per interrompere il circolo vizioso che spesso si instaura in questi casi.

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