
Questo è un tema tanto delicato quanto centrale nei percorsi di crescita personale: il rapporto tra pensiero positivo, paure profonde e legge di attrazione.
Esiste una falsa credenza molto diffusa: l’idea che se nella mente arrivano pensieri negativi e paure questi possano realizzarsi solo per il fatto di pensarli. Questo porta ad un nodo cruciale: la paura di guardare in faccia le proprie paure.
Ne ho parlato durante la Lotus Live, la diretta riservata agli iscritti della Lotus Academy, spiegando perché il pensiero positivo non funziona se dentro ci sono blocchi emotivi e paure.
Siamo partiti proprio da questa domanda che nasconde un timore comune:
"Sono dell'idea che se penso positivo attraggo positivo. Quindi se penso negativo rischio di attrarre ciò che temo? E se i miei pensieri negativi fossero così per sempre?"
Questo tema merita di essere approfondito perché crea spesso confusione.
Quando il pensiero positivo diventa una trappola
Il problema non è il pensiero positivo in sé ma quando tenti di reprimere ciò che senti.
Quando una convinzione spirituale viene interpretata in modo superficiale, si finisce per credere che:
- Se penso positivo, attirerò magicamente cose positive.
- Se penso negativo, attirerò automaticamente cose negative.
Questa semplificazione contiene un fondo di verità, ma nasconde un aspetto fondamentale: la mente non è composta solo dalla parte razionale e conscia.
Spesso sforzarsi di pensare positivo diventa un modo elegante per reprimere ciò che emerge dentro di sé, per non sentire ciò che fa paura. Per scacciare pensieri intrusivi, emozioni difficili, stati interiori che non si sa come gestire.
Ma ciò che viene evitato non sparisce. Continua ad agire da sotto, guidando reazioni, scelte e comportamenti.
Legge di attrazione (come funziona davvero)
Se bastasse pensare intensamente a un desiderio per realizzarlo, tutti sarebbero felici e pienamente realizzati. Ma non funziona proprio così.
Si crede che “se non penso a qualcosa di negativo, non succederà”. In realtà, spesso, accade il contrario. Più ti sforzi di non pensare a qualcosa e più finisci per pensarci continuamente.
Ciò che pensi influisce sulla realtà non perché i pensieri “attraggono” magicamente gli eventi, ma perché le emozioni non riconosciute guidano le azioni. E la realtà si plasma attorno alle nostre credenze.
Questo è il principio nascosto dietro la profezia che si autoavvera.
Pensieri, emozioni e realtà: perché il “pensiero positivo” non funziona

Quando si parla di “pensare positivo” come sforzo volontario, si sta lavorando esclusivamente sulla mente superficiale. Ma le emozioni hanno una forza immensamente superiore alla volontà razionale.
I pensieri inconsci hanno più peso dei pensieri positivi che ti sforzi di pensare. L’inconscio guida le scelte più della razionalità.
Non basta pensare positivo se dentro vivi paura, sfiducia o insicurezza: i pensieri che emergeranno sono generati da queste emozioni. L’inconscio non ascolta le affermazioni recitate forzatamente, risponde invece agli stati interni, alle convinzioni profonde, alle emozioni radicate.
Se non affronti e risolvi le paure e le ferite queste continuano ad influenzarti, senza che tu te ne accorga.
La mente razionale è solo una parte di ciò che siamo. La parte più ampia è inconscia ed emotiva. Il pensiero positivo lavora quasi sempre a livello razionale. Le emozioni vivono nell’inconscio, nel corpo, nelle ferite.
Non è il pensiero ad attrarre ma lo stato emotivo

Un chiarimento importante riguarda la legge di attrazione.
Alla luce di quanto abbiamo detto, in realtà:
Non attrai ciò che pensi, ma ciò che sei nel profondo.
La legge di attrazione funziona in modo automatico, come la legge di gravità o la legge di causa-effetto. Non si attiva per volontà: agisce indipendentemente da essa.
Ecco perché la realtà esterna, attraverso le situazioni che vivi, spesso ti mostra quali sono i tuoi lati ombra, i nodi da sciogliere e le ferite da superare. E questo succede anche se tu non lo vuoi.
Non è il pensiero positivo recitato a determinare la realtà, ma lo stato emotivo profondo.
Se dentro vibrano emozioni di paura o insicurezza, saranno quei contenuti interiori a influenzare: le percezioni, le scelte, i comportamenti e le esperienze vissute.
I pensieri positivi non possono scacciare i pensieri inconsci

Finché la paura brucia dentro, i pensieri negativi continueranno a emergere spontaneamente. Non saranno le affermazioni positive a risolverli, perché queste lavorano solo in superficie.
Per dirla con una metafora:
Cercare di eliminare i pensieri negativi con il pensiero positivo è come spruzzare un profumo sperando di coprire l’odore di bruciato, senza spegnere le fiamme.
Non può funzionare. Anche se ti sforzi di pensare positivo, se dentro c’è la paura e ti rifiuti di guardarla, l’incendio continuerà a bruciare causando danni.
Il vero nodo: la paura di affrontare la paura
C’è una legge paradossale che governa il nostro mondo interiore: più cerchi di scacciare ciò che senti, più lo rafforzi.
- Più scacci un pensiero negativo, più lo rafforzi.
- Più reprimi un’emozione, più la rendi intensa e ingestibile.
Tecniche come “la peggiore fantasia”, che spiego nei percorsi terapeutici e nella Lotus Academy, hanno un obiettivo chiaro: aiutarti a guardare in faccia ciò che temi per sciogliere i nodi e liberarti.
Ma spesso si ha paura di affrontare la paura.
È qui che le false credenze legate al pensiero positivo e alla legge di attrazione, se mal comprese, rischiano di essere un ostacolo invece che un sostegno al proprio percorso di cambiamento.
Quando il pensiero positivo è usato per negare ciò che si sente diventa controproducente. Genera conflitto interno, frustrazione e repressione emotiva. E, come abbiamo appena visto, più si tenta di scacciare un pensiero, più questo ritorna con forza.
Il problema, quindi, non è il pensiero negativo in sé, ma il tentativo di cancellarlo senza comprendere che sta segnalando un’emozione più profonda, spesso una paura, che chiede di essere vista.
Il vero cambiamento avviene quando ti accorgi delle fiamme e hai il coraggio di andare a spegnerle: guardando in faccia la tua paura. Una volta che avrai completato questo processo, i pensieri positivi arriveranno spontaneamente, non avrai bisogno di forzarli.
Il problema non è il pensiero ma come reagisci
Le paure e i pensieri catastrofici non si realizzano solo perché li pensi. Iniziano a prendere forma quando lasci che siano loro a guidare le tue reazioni. Così rischi di vivere automatismi, reazioni impulsive, copioni emotivi, esperienze che si ripetono.
Ecco in che modo le paure rischiano di realizzarsi:
“Ho paura di non farcela”
→ arrivano i pensieri catastrofici
→ evito la situazione
→ non faccio esperienza
→ divento davvero incapace
→ la paura si conferma
Un pensiero si rafforza quando agisci come se fosse vero.
L’azione consolida la convinzione. La convinzione alimenta l’emozione che l’ha generata. L’emozione produce nuovi pensieri coerenti con quella credenza. Così si costruisce la realtà. Non perché hai pensato qualcosa una volta, ma perché hai reagito a quel pensiero seguendolo automaticamente.
La differenza è radicale: la paura vince quando guida le tue scelte le tue reazioni. Quando la guardi negli occhi e scegli consapevolmente come agire, vinci tu.
Un caso concreto: la storia di Giorgia

Per comprendere ancora meglio il meccanismo, ti racconto la storia di Giorgia.
Giorgia, ossessionata dai pensieri intrusivi legati alla gelosia e alla paura di essere tradita, stava creando le condizioni per perdere la relazione.
Questa paura la spingeva a:
- Controllare il cellulare del partner
- Fare domande continue
- Monitorarlo costantemente
- Interpretare ogni gesto come un indizio di tradimento
- Accusare l’altro
- Alternare rabbia a momenti di sconforto e tristezza
La relazione stava degenerando. Il partner si sentiva soffocato, controllato, accusato. Si stava creando distanza. La tensione e i conflitti stavano logorando il rapporto. Il rischio reale era quello di concretizzare proprio ciò che Giorgia temeva: la rottura o il tradimento.
Qual era il copione emotivo?
Una ferita da tradimento, generata da esperienze precedenti attivava reazioni come in un loop. Il controllo era l’azione messa in atto per scongiurare lo scenario temuto. Ma paradossalmente, lo stava alimentando.
La sequenza era questa:
Ferita → Paura → Pensieri intrusivi → Controllo come tentativo di protezione → Conflitti e distanza → Rischio reale di rottura e perdita
Non era il pensiero a distruggere il rapporto.
Era la reazione guidata dalla paura.
Solo quando Giorgia ha riconosciuto con chiarezza questa dinamica che la intrappolava e ha vissuto interiormente la sua paura senza scappare, è riuscita ad uscirne e a ritrovare fiducia e sicurezza in se stessa.
Non è necessario scavare nel passato ma è fondamentale riconoscere come la ferita interiore si attiva nel presente.
Qui trovi la storia di Giorgia e della sua trasformazione profonda.
L’obiettivo non è il pensiero positivo ma la consapevolezza
Il cuore del lavoro interiore non è eliminare i pensieri negativi. Non è reprimere la paura. Non è sforzarsi di pensare positivo. È sviluppare consapevolezza emotiva.
Ricorda questo:
Un pensiero non diventa reale perché lo pensi. Una paura non si realizza perché la senti. Si realizza quando agisci guidato da quel pensiero e da quella paura.
Quando smetti di scappare da ciò che senti, qualcosa dentro di te inizia a sciogliersi. E da lì, lentamente, le cose cambiano.
Quando, invece di reagire, scegli come agire, interrompi il copione automatico. E in quel momento non è più la paura a guidare la tua vita. Sei tu.
Se vuoi approfondire questo argomento:
Leggi questo post: Pensieri negativi: perché si fanno e da cosa nascono?
Guarda questa live: parliamo di ferite emotive.
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Scopri le tecniche pratiche per liberare la mente dai pensieri negativi.





